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Agenda

Il diritto di non soffrire

Convegno pubblico

con Ignazio Marino 

venerdì 8 giugno ore 15

Palazzo Banci Buonamici - Prato

Programma Ilaria Bugetti
Martedì 28 Settembre 2010

Ilaria Bugetti 


DOCUMENTO PROGRAMMATICO  

DOMANI E' ADESSO! Con Ilaria Bugetti uniti e vincenti. 

Per Prato, per la provincia, per il Partito Democratico. 

Quando, qualche anno fa, è nato il Partito Democratico, ho visto realizzarsi, come ha detto qualcuno, la più bella intuizione della politica italiana degli ultimi decenni. Finalmente qualcosa che nasceva per unire, saldare insieme più forze, invece che scindere partiti per creare altri piccoli partiti.Sarebbe una follia abbandonare quell’ispirazione iniziale, quell’idea in grado di cambiare noi stessi e il nostro Paese. Anche se – dobbiamo riconoscerlo – con le “cose buone” delle storie e delle tradizioni dei partiti cofondatori, abbiamo portato nel PD anche le cose “poco buone”, quelle che tanto fanno male al nostro elettorato.Sento quindi che non abbiamo dato del nostro meglio per affermare quel progetto, quell’idea in grado di cambiare l’Italia. Anche per questo sento forte dentro di me il dovere e la responsabilità di dare un contributo maggiore, senza sottrarre tempo al mio lavoro di sindaco, ma moltiplicando il tempo del mio impegno in politica. E’ una sfida che non faccio nei confronti di altri, ma principalmente con me stessa. Una sfida per l’unità, il rinnovamento vero, il futuro del Pd pratese e nazionale che, sono sicura, molti si sentiranno di condividere. Candidandomi vorrei provare a rilanciare, insieme a tutto il partito, una forte iniziativa politica, allargando la partecipazione e la condivisione di responsabilità, innovando l’organizzazione e il metodo di lavoro.Credo che a Prato esistano le condizioni per fare questo e, soprattutto, per essere pronti e tonici, uniti e dinamici per affrontare gli appuntamenti che ci attendono nei prossimi mesi. Sono ancora persuasa che la Politica possa rappresentare, come avviene in tante parti del mondo, un luogo e uno strumento per cambiare le cose e la vita della gente, come negli Usa con Obama, in Brasile con Lula, in Spagna con Zapatero. Come avveniva, non molti anni fa, con La Pira a Firenze, con Berlinguer e Moro, con Anna Lindh e Willy Brandt, con Nelson Mandela, Lech Walesa e tanti altri. Che sono ed erano grandi leader, certo, ma che hanno fatto della loro etica politica e delle loro idee una ragione di vita per mettersi al servizio dei popoli. A Prato non ci sono in giro dei Barack Obama, ma – sono sicura – c’è tanta gente pronta a cogliere e a condividere i veri segnali di cambiamento. 

L’agenda politica 

Ci attendono tempi difficili, con l’ipotesi sempre più concreta di elezioni politiche anticipate. Anche a Prato e nei comuni della provincia dovremo farci trovare pronti, essere capaci di mettere in campo tutta la nostra forza per dare un contributo al riscatto del paese e all’alternativa. Certo, nessuno sa dire con certezza quando andremo a votare e con quale legge elettorale. Una classe dirigente nazionale diversa da quella attuale valuterebbe con attenzione il rischio di andare a votare con il cosiddetto Porcellum. In ogni caso, noi dobbiamo essere coerenti e se non ci saranno le condizioni per cambiare la legge elettorale, dovremo – almeno come PD – offrire l’opportunità agli elettori di scegliere, attraverso le primarie, i candidati (e quindi gli eletti) al Parlamento. Questo, a mio avviso, è un punto su cui non si torna indietro. Elezioni politiche a parte, nel 2011 avremo un altro appuntamento importante: il rinnovo dell’amministrazione comunale di Carmignano. Poi, nel 2013, sarà la volta di Poggio a Caiano.L’intero partito provinciale, a cominciare dai suoi dirigenti ed amministratori, deve sentire come proprie quelle scadenze e dare un contributo per riconfermare la guida di centrosinistra nei comuni medicei.  Intanto, a Prato bisognerà affinare e rilanciare la nostra politica di opposizione. Anche qui, non si tratta di dividersi tra “duri” e “morbidi”, intransigenti e dialoganti, amici e nemici. Noi, questo è certo, siamo poco avvezzi all’opposizione perché governiamo ovunque e lo facciamo bene. Ma questo non può significare fare sconti e la nostra politica deve essere orientata a riempire di contenuti la (quasi) banalità dello slogan “faremo un’opposizione intelligente”. Per farlo non basta affermarlo, perché poi saranno gli elettori a giudicare. Né basta attendere che gli altri, come succede a Roma, si facciano del male da soli. Come pure è vero che, per tentare il dialogo, bisogna che a parlarsi siano in due, che ci sia cioè anche la disponibilità dell’attuale maggioranza in Comune a Prato, cosa che, fino ad ora, non ci è parso di cogliere.Molto probabilmente, anche fra di noi, abbiamo discusso poco del carattere e della modalità della nostra opposizione.Per questo, aldilà dei giudizi su Cenni che ognuno di noi ha maturato, propongo di preparare un appuntamento periodico, che coinvolga il partito e i gruppi consiliari di Comune e Circoscrizioni. Un momento di discussione ed elaborazione di proposte, che renda partecipata e visibile la nostra azione. 

L’Italia, un paese malato. 

Non mi pare un’affermazione forte o forzata. I sintomi della grave malattia ci sono da circa un ventennio. Le cause, come le vicende di cronaca ci insegnano, non sono tutte da ricercare nella politica. Anche il mondo imprenditoriale, le banche, le istituzioni pubbliche e private hanno offerto, in varie occasioni, uno spettacolo deprimente che ha prodotto tanti guasti e storture. Dopo gli anni di Tangentopoli, che credevamo archiviati, si ripropone (quasi ciclicamente) una nuova questione morale, che investe interi settori della società e in cui la politica pare essere il punto di snodo. Certo, il primo grave disturbo e sintomo di questa malattia si chiama Berlusconismo, che non è solo un certo modo di gestire la cosa pubblica, ma è anche l’anomalia di un Paese che non riesce a rimuovere pesanti macigni proprio dal centro del suo potere esecutivo. Le recenti sconfitte ci hanno insegnato che la mera demonizzazione dell’avversario (che pure si basa su sacrosante ragioni) non è sufficiente a battere Berlusconi e il suo principale alleato Bossi. Per questo, la cura – e quindi le possibilità di riscatto e di vittoria – è fatta di diversi “farmaci”, di ricette che si integrano e i cui ingredienti sono tutti fondamentali. C’è bisogno di: credibilità programmatica della proposta di alternativa, coraggio, alleanze convinte e unità reale delle forze in campo, rinnovamento, parlare un linguaggio nuovo e farsi capire dalla gente.Se ancora oggi ci attardiamo sulle contrapposizioni tra Veltroni e D’Alema, tra ex Ds e ex Margherita, tra “comunisti” e “popolari”, di certo non andremo molto lontano.Sarebbe un peccato non cogliere la grande occasione che si presenta con la dissoluzione del PDL e i tanti guai di Berlusconi, compreso il suo disastroso bilancio di governo (crisi economica, disoccupazione, disastro scuola, immagine internazionale, ecc.).Per questo, smettiamola una buona volta di parlare tra di noi o contro di noi. Pensiamo all’Italia e ai suoi problemi: sono certa che su questo troveremo una grande unità.   

Prato e la Regione. Fuori dalla crisi, la nostra priorità. 

Le recenti elezioni regionali ci hanno detto che anche a Prato, se ci presentiamo con idee e proposte convincenti, se parliamo di cose concrete e non di assetti e poltrone, se siamo uniti e coerenti, possiamo ribaltare il risultato del 2009. Enrico Rossi è venuto più volte nella nostra città e in provincia, non perché dovesse fare il controcanto a Cenni, ma perché aveva delle idee per Prato, progetti che, una volta eletto, ha cominciato a realizzare. Rossi ha capito che la Toscana non può fare a meno di un pezzo fondamentale del suo motore economico, sociale e culturale. Una sorta di motorino d’avviamento guasto, bloccato da una crisi economica senza precedenti e per questo impossibilitato a dare la scintilla, a far ripartire tutto il resto. La Regione ha dimostrato interesse e sensibilità per la nostra realtà e per la specificità del suo territorio. Mentre col Governo nazionale abbiamo dovuto attendere mesi e mesi per avere qualche segnale, in assenza anche di referenti autorevoli, visto che manca da tempo il ministero dello Sviluppo economico.Ora, non dobbiamo dimenticare che il PD è il primo partito in città e in provincia. Questo significa che ogni discussione, ogni tavolo di confronto e decisione, ogni opportunità da cogliere per risollevare il destino del distretto, deve vederci attori e protagonisti.Alcune proposte importanti sono già contenute nel “Progetto Prato” formulato da Enrico Rossi. Dobbiamo rafforzare l’idea che affrontare la crisi non significa muoversi solo sul versante degli ammortizzatori sociali. Esiste una grande questione relativa al welfare, ai giovani “inattivi” o precari, al ritorno di grandi sacche di lavoro nero, alle condizioni di vita delle donne e degli anziani. Dobbiamo offrire una sponda, ad esempio, al movimento di precari e di lavoratori della scuola che a Prato sta contestando i tagli e le iniziative della Gelmini. Come pure dobbiamo muovere le leve migliori del nostro modello di governo regionale, a partire dalle politiche per la salute e per l’ambiente. Anche queste sono grandi occasioni di sviluppo e di coesione sociale.Dobbiamo, infine ma non per ultimo, chiedere con forza che si faccia un passo avanti nell’annoso dibattito sull’area metropolitana, chiedendo alla Regione di farsi garante e promotrice di un piano per lo sviluppo integrato e l’innovazione, a partire dai grandi temi della mobilità delle persone e delle merci, dei servizi alle imprese, della cultura e della green economy.   

L’immigrazione: Prato è stata lasciata sola! 

I numeri e i caratteri del fenomeno dell’immigrazione a Prato, in particolare di quella cinese, avrebbero messo “in ginocchio” qualsiasi altra città europea delle nostre dimensioni. Ma, molto probabilmente, ciò non sarebbe avvenuto, perché da prima un governo nazionale attento e coscienzioso avrebbe raccolto il grido d’allarme e attivato azioni concrete per dimensionare il fenomeno, combattendo la clandestinità con i fatti e non con i proclami e mettendo in campo, al fianco delle autorità locali, tutti gli apparati dello Stato in grado di far valere la legalità.Noi facciamo un’autocritica che altri non si sognano minimamente di fare. Il centrosinistra a Prato, in questi ultimi anni, più che aver sottovalutato il problema ha mostrato l’ingenuità (e forse la presunzione) di chi pensava si potesse dare una risposta locale, che si potesse, insomma, gestire 30 o 40mila immigrati con la capacità di integrazione dei pratesi, con gli apparati di coesione sociale, con la distribuzione del benessere economico.Tre opzioni fallaci. Perché i cinesi sono una comunità prevalentemente chiusa; perché le condizioni culturali e sociali sono mutate; perché, di fronte a una crisi economica inusitata, molti hanno creduto di poter trovare nel Drago cinese il capro espiatorio.La destra, dal canto suo, ha cavalcato questo disagio e pur senza avere proposte particolari in questo settore, è riuscita a dare un’immagine di noi quale classe politica inadeguata a gestire il fenomeno.Molte cose fatte, di cui ora Cenni benefica in termini di contrasto all’illegalità, furono inaugurate dalla giunta Romagnoli, ma non siamo stati capaci di incassarne i risultati.Ora, è inutile attardarsi sulle analisi delle responsabilità. E’ un dato di fatto che la realtà pratese colpisce l’attenzione di tutti, anche fuori dai confini nazionali. Questo ci dice che ha fatto bene Enrico Rossi a porre alcuni problemi fondamentali di risoluzione “a monte”, intervenendo sulle politiche dei flussi.Ma, per il resto, non possiamo e non vogliamo rincorrere la destra sulle politiche dei blitz spettacolari e dei proclami anticinesi. Bene ha fatto l’amministrazione provinciale, come gli altri sindaci della provincia, a insistere sul binomio legalità e integrazione.Noi dobbiamo recuperare una politica lungimirante e di buon senso. Dobbiamo: favorire politiche di smantellamento del distretto economico parallelo attraverso modalità di interazione tra produttori di diversa nazionalità; chiedere il rispetto delle regole e dei diritti e doveri sul lavoro, che valgono per tutti attraverso una severa azione degli apparati preposti, non solo locali; alzare l’asticella del confronto e del dialogo tra le comunità anche per scongiurare il rischio di nuove xenofobie e razzismo. 

Il governo locale e la provincia. 

A Prato non ci sono solo la crisi economica e l’immigrazione. Un grande partito come il nostro non può e non deve delimitare il campo a due, seppur grandi, questioni. Come pure non può occuparsi solo della città di Prato.Dobbiamo essere presenti e propositivi su tanti altri aspetti: i piccoli e grandi progetti, le opere pubbliche, il governo del territorio e l’ambiente, la cultura - questa sì una grande risorsa di cui non possiamo fare a meno – il turismo e la qualità della vita in generale.Nei Comuni della provincia vengono avanti proposte e questioni che riguardano i cittadini di quei luoghi, ma non solo. La nostra è una provincia di limitate dimensioni, ed è quindi possibile rendere effettivi metodi di governante ispirate da una parte alla sussidiarietà e, dall’altra, all’integrazione dei servizi e delle funzioni.Montemurlo è un centro che ha mostrato di poter sviluppare progetti e politiche che, in scala, possono tornare utili anche alla realtà pratese.Carmignano e Poggio a Caiano, in questi ultimi anni, hanno accentuato la loro peculiarità di punti d’avanguardia nel sistema della filiera turistico-culturale-agroalimentare di qualità e offrono, quindi, uno spaccato di diversificazione che arricchisce la nostra provincia.I comuni della Valbisenzio - Cantagallo, Vaiano e Vernio -  dal canto loro, pur presentando alcune caratteristiche simili a quelle di Poggio e Carmignano, hanno da fare i conti con molti problemi tipici delle aree montane, con la “aggravante” di un territorio in cui insistono diverse vocazioni, a volte contraddittorie. Gli eventi meteorologici dell’anno scorso, poi, ripropongono il problema di investimenti sulla sicurezza idrogeologica. Come pure è importante assumere la validità di importanti progetti, come quello relativo all’ex Colonia di Vernio. Per il reperimento delle risorse utili a questo e altri interventi, appare molto condivisibile la proposta di destinarvi a tale scopo i proventi derivanti dalla divisione patrimoniale con la Provincia di Firenze. 

La politica: le idee e lo strumento partito. 

C’è oggi, non solo a Prato, di rilanciare quel circuito virtuoso che, proprio in Toscana, caratterizzò storicamente il rapporto fecondo tra la politica e la società, assicurando una lunga fase di governabilità e di sviluppo. Il PD deve essere all’altezza di questo compito.Dobbiamo, in primo luogo, rifuggire dall’istituzionalizzazione nel PD delle correnti organizzate e permanenti, che frenano la costruzione di un moderno partito riformista e generano la cristallizzazione delle posizioni e il conseguente impoverimento della democrazia interna. L’esistenza e il consolidamento, all’interno del partito, di gruppi organizzati, destinati ad assumere su ogni questione politica posizioni univoche predeterminate, non aiuta né la costruzione del partito né la crescita della sua vita democratica. Assumere di volta in volta posizioni libere e trasparenti e promuovere su di esse il confronto più ampio costituisce, al contrario, uno stimolo al rafforzamento della democrazia interna del partito. Le correnti non avvicinano ma allontanano la società dalla politica. Per fare veramente del PD il partito nuovo, non si può fare a meno di comprendere e misurarsi con le esigenze dei territori e con i problemi dei cittadini. Oggi il PD deve ancorarsi con più forza alle realtà territoriali per essere consapevole delle grandi potenzialità insite nel sistema federale e nel ruolo delle autonomie: è questa la strada vincente per favorire dal basso l’unità e la coesione del Paese, fornendo risposte mirate e condivise alle domande dei territori e liberando così il PD dalla gabbia del centralismo, che pretende di fornire risposte omogenee, elaborate a Roma e trasferite su tutto il paese, ostacolando così la costruzione e l’irrobustimento sul territorio.  II PD, nato per favorire un cambiamento in senso riformista della società italiana, ha cercato di rendere democratica e trasparente la propria vita interna grazie alle primarie, che oggi rappresentano il più importante strumento di partecipazione degli iscritti e degli elettori. Le primarie hanno dimostrato di potere svolgere una efficace funzione di selezione dei candidati alle cariche pubbliche, ma vanno regolamentate con maggiore efficacia, soprattutto istituendo l’Albo degli elettori, così come previsto dal nostro Statuto. Ma si tratta, pur sempre, di un rapporto finalizzato alla competizione elettorale e alle fasi congressuali regionali e nazionale, e quindi episodico, che non può generare un pieno confronto, permanente e diffuso sul territorio, sulle politiche. Da qui il pericolo di un progressivo impoverimento della funzione tipica del partito come luogo di discussione, di confronto di posizioni diverse e di elaborazione programmatica, di formazione di una cultura politica condivisa. Per fare davvero un partito nuovo, c’e bisogno innanzi tutto di una nuova prospettiva culturale, che rilanci la dialettica della politica delle diversità e faccia giustizia del luogo comune di un partito nato dalla fusione di due culture vecchie. Altrimenti il PD sarà condannato a non parlare al paese reale. Bisogna poi rimettere al centro la difesa dei diritti civili e quella dei diritti sociali, accompagnando e alimentando la sua iniziativa anche con una rinnovata critica alle strutture economiche e all’organizzazione oligarchica di nuovi poteri.  La nostra è una scelta di valori indiscutibili: mi riferisco alla solidarietà, alla sussidiarietà e alla coesione sociale, che non possono però essere declinati solo sul versante dei diritti e non parallelamente anche su quello dei doveri. Ciò ha impedito di intercettare una domanda di sicurezza, di educazione, di valorizzazione personale come esito di fatica e sacrificio: è sbagliato che la sinistra – che deve unire per essere vincente il mondo dei lavori e l’elettorato moderato – in larga parte non schierato, non riesca ad incontrarlo su un terreno che unisca affermazione dei diritti e ritorno all’etica della responsabilità. Occorre dare risposta ad una domanda riformista,  scendere su un terreno decisivo di sfida per una sinistra moderna, che oggi non può più accettare l’artificiosa distinzione tra moderati e progressisti e la dichiarata impossibilità di convincerli e unirli.  Abbiamo bisogno di una sinistra che sappia essere una moderna forza riformista, capace di coniugare l’uguaglianza delle opportunità di vita con la valorizzazione del merito individuale, di riconoscere la valenza sociale della questione ambientale, di saper parlare all’intero mondo dei lavori, dalle attività manifatturiere alle università. Una sinistra moderna deve saper cogliere le novità di una società in cui è venuta meno la categoria novecentesca della presenza in politica delle masse ed è avanzato un processo di individualizzazione. Questo esito impone un rinnovamento della cultura politica: saper valorizzare la ricchezza della soggettività personale, accompagnandola con la ricostruzione di forti legami di solidarietà e coesione. Per fare tutto ciò abbiamo bisogno anche di una modalità organizzativa adeguata, superando la dicotomia tra gazebo e sezioni, innovando le cose che vanno cambiate e mantenendo quelle che ancora utili e attuali. I Circoli, insieme alle Unioni, sono i capisaldi della vocazione territoriale del partito. Accanto ad essi vanno però alimentate e promosse forme importanti di partecipazione e di coinvolgimento degli iscritti. Dai Forum alle autonomie tematiche, dai Network sociali in Rete a nuove forme di adesione e volontariato, anche se di stampo più prepolitico e culturale. I gruppi dirigenti dovranno essere l’espressione e il braccio operativo di un grande “movimento di idee collettivo”, non la nomenclatura che risponde a equilibri e a conte interne. Un gruppo dirigente diffuso, che condivida responsabilità e che si occupi della politica come momento di servizio verso gli altri, verso la comunità.Anche per questo non sono riproponibili percorsi di funzionariato come nel passato, vanno privilegiati i percorsi formativi di ognuno, soprattutto dei più giovani, nella consapevolezza che ognuno di noi, in diverse fasi della propria vita, può dare il contributo che sente di dare o che gli viene richiesto in piena libertà.Infine, dovremo occuparci di più – tutti insieme – delle finanze del partito e dell’esigenza di dotarci di una nuova sede, più grande, visibile ed adeguata, magari di nostra proprietà superando le spese per gli affitti.Su questi due punti, un lavoro proficuo è già cominciato e vorrei portarlo a termine.Occuparsi della “Casa” e della “Cosa”, insomma, di come siamo dentro e come siamo fuori. Una grande scommessa, certo, ma non possiamo indugiare: domani è adesso!  

 Ilaria Bugetti

 

PD Prato

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